L'Arte della Perfezione
Sfacciatamente Jazz
Di Elliot Hammer
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All’interno di un piccolo studio di registrazione a Manhattan, Keyon Harrold siede al timone di un enorme banco di missaggio. I led blu lampeggiano e pulsano verso l’alto, illuminando Harrold mentre suona la sua tromba e incide sopra una precedente sessione di registrazione. Guizzi di piano e un crescendo di ottoni si mescolano nei minuti successivi – sei minuti, per la precisione. È lui a dirmelo, perché io sono stato trascinato dalla sua musica in una specie di trance.

Harrold è uno dei più importanti musicisti jazz di New York; l’uomo che Wynton Marsalis chiamò “il futuro della tromba”, oltre che un talentuoso pianista e produttore. Ha due album all’attivo, collaborazioni con JAY-Z, Beyoncé, Gregory Porter e Mary J. Blige tra gli altri, ed è un convinto sostenitore della scena jazz di New York. Si approccia alla sua musica come artigiano: prendendosi tutto il tempo necessario, valutando le possibilità e infine dando vita a qualcosa di bellissimo, completamente plasmato e assolutamente inaspettato.

Qualche settimana fa ho trascorso un’ora in sua compagnia per scoprire qualcosa di più sulla sua carriera e le sue passioni. Ecco cosa ho imparato.

Vengo qui per pensare. Non entro e dico ‘Oggi farò una canzone’, ma vengo con un’idea già in testa. Guardando le notizie oggi ho scoperto che a causa di questo virus chiuderanno la zona dove vive mio figlio. Come fai a trovare un senso a tutto questo? Decido quindi di prendere lo spirito di ciò che leggo e vedo, vi unisco l’emozione e mi metto al piano e alla tromba. Da lì, tutto il lavoro fatto finora, tutto ciò che ho imparato come musicista e le mie capacità tecniche entrano in gioco e l’emozione si trasforma in note.”

Malcolm Gladwell dice che se fai qualcosa per dieci mila ore puoi considerarti un maestro in quel qualcosa. A mio parere, una volta arrivato a quella cifra, tutto sta nel dimenticarla: puoi solo cercare di essere una persona onesta, un essere umano, una spinta per il cambiamento. Provo ad applicare questo concetto alla musica, nella speranza che dopo giorni di registrazione il risultato sia una canzone con un messaggio: è il mio modo per dimostrare ciò che sento.”

Anche se, essendo un artista, non si tratta mai di ciò che sento io. Riguarda piuttosto il momento in cui le altre persone ascoltano la tua musica e quello che provano: è questo il messaggio. Io sono la fonte ed è tutto mio prima che venga registrato. Poi, quando la musica viene trasmessa, ognuno crea la propria prospettiva a riguardo; con la propria famiglia, gli amici, chiunque. Come artista cerco di essere una fonte aperta di emozioni. Voglio dare alla gente un po’ di pace o una sorta di comprensione.”

Il mondo in questo momento mi sembra impazzito, più assurdo di un film. Non è solo ‘hey amico, ti ricordi questo quando eravamo bambini e giocavano a basket, a calcio, o chissà che altro’. Stavolta il mondo come lo conosciamo cambierà per sempre. Spero riusciremo a superare questa situazione in un modo civile, pacifico e a rendere questo posto migliore di prima”.

Quando mi sono trasferito per la prima volta a New York City ho iniziato a studiare alla New School. Wynton Marsalis era il mio mentore e tutti si aspettavano che sarei stato un jazzista puro. Ma c’erano tante altre persone interessanti alla New School. Lì ho incontrato i miei amici Robert Glasper, Bilal e altri musicisti fantastici. Facevamo jazz, ma allo stesso tempo lo contaminavamo con altri generi, come l’hip hop e l’R&B. Un punto di svolta è stato quando ho iniziato a lavorare con il rapper Common: musicalmente mi ha aperto a mondi nuovi e totalmente differenti”.

Ho lavorato anche con Fela, Erykah Badu, D’Angelo e molti altri. Avrei voluto essere negli Electric Lady Studios quando loro registravano i brani che oggi consideriamo dei classici. Erano gli anni 2000, quindi oggi sono pezzi che hanno vent’anni. Mama’s Gun di Erykah Badu, Voo-Doo di D’Angelo, 1st Born Second di Bilal, Like Water for Chocolate di Common, l’album dei The Roots. Tutti loro in quel periodo stavano facendo cose straordinarie, è stato come un vero e proprio rinascimento. ”

Prima di allora, avrei detto ‘No, questo non voglio sentirlo, questo non voglio farlo, sto bene così’. Ma quelle esperienze mi hanno aiutato a capire che potevo fare cose diverse; che non sapevo solo suonare la tromba e fare jazz. Ho iniziato a capire come trovare la mia voce e come utilizzarla per parlare con il mondo là fuori. Quel periodo mi ha messo su una traiettoria completamente nuova e differente.”

Immagino sia questo il processo per diventare un musicista. Devi imparare il mestiere, dallo scudiero al maestro, seguendo l’intero processo e apprendendone l’arte. Capire quali siano le possibilità e cosa vuoi davvero. Poi devi trovare qualcuno che stia facendo proprio quella cosa, lavorare con lui, diventare bravo, registrare una traccia e poi a un certo punto devi andare via, lasciare il nido e fare qualcosa di tuo.”

Sto lavorando a un nuovo album in questo momento. Si chiama Soufo, che sta per ‘Sex. On. a U.F.O.’. Decisamente audace, lo so. Quando la gente lo sente, mi chiede “ma non sei un jazzista?”. Certo, ma c’è molto di più di questo. Le persone fanno l’amore dappertutto: in treno, in aereo, a casa, fuori, ovunque, anche in spiaggia, ma nessuno l’ha mai fatto su un UFO. L’album parla di quando trovi una persona completamente diversa da tutte le altre che ti mette in questa nuova mentalità e ti fa pensare a cose ultraterrene, che trascendono l’idea del normale.”

A volte è difficile capire quando smettere di lavorare a una traccia o a un album. Sto ancora cercando di capire quali siano i segnali per trovare un punto di interruzione. A volte forse ho solo bisogno che qualcuno di cui mi fido mi appoggi una mano sulla spalla e mi dica ‘dai, lo sai’.”

 

Ascolta Keyon Harrold su Spotify e Apple Music.

(Foto di Elliot Hammer)

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