La stoffa giusta
Henry Poole: Il punto di riferimento per la tradizione sartoriale
Di Charlie Thomas
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Impossibile parlare di Henry Poole & Co. senza parlare di storia. Si tratta di una casa datata, uno dei padri fondatori di Savile Row, nel lontanissimo 1806. Qui sono stati realizzati degli abiti per figure storiche del calibro di Napoleone III, la Regina Vittoria, Charles Dickens e Sir Winston Churchill. È qui che, in collaborazione con Re Edoardo VII, nacque lo smoking, o tuxedo, come lo chiamano i nostri amici americani. Di fatto, fu fondata solo 30 anni dopo gli Stati Uniti.

 

Difficile da immaginare, eppure è la verità. Henry Poole è ancora in possesso dei registri originali che lo dimostrano. All’interno è possibile trovare, in bella calligrafia, le misure dell’interno gamba prese a J.P.Morgan o le dimensioni del petto di Frank Loyd Wright. Riportano persino che Churchill doveva un conto in sospeso di quasi 197 sterline. “Abbiamo i registri più prestigiosi di qualsiasi altra sartoria nel mondo” dice Simon Cundey, direttore di Henry Poole. Difficile da non credere!

Incontro Simon al numero 15 di Savile Row, la sede di Poole. È un negozio che infonde un po’ di soggezione. Bisogna salire un paio di gradini prima di accedere spalancando una grande porta di legno. Un campanello suona per annunciare l’ingresso al personale, ma la calda accoglienza dello staff fa sentire subito a proprio agio. È un luogo che ha servito politici, attori e rockstar degli ultimi duecento anni, perciò sanno un paio di cosette su come trattare i clienti. Tutto qui è testimonianza dei suoi anni: morbidi tappeti verdi sotto i piedi, divani chesterfield bordeaux, armadi in mogano e cornici dorate, il tutto illuminato da ornati lampadari che pendono dagli alti soffitti. L’atmosfera è quella confortevole di un caro vecchio pub, seppur più distintiva.

 

È come se non fosse mai cambiato nulla; e per molti versi è così per Henry Poole. Lo stesso vale per lo stile della casa, che ha mantenuto una coerenza incrollabile nel corso dei decenni. “Poole ruota attorno all’equilibrio del corpo”, spiega Cundey. “Applichiamo la matematica delle proporzioni al corpo. Abbiamo sempre adottato un approccio naturale. La linea della spalla, ad esempio, non l’abbiamo mai resa più grande o più piccola di quanto non dovrebbe essere, nonostante la moda cambiasse. L’ampiezza del bavero dipende dalla taglia del cliente, non necessariamente dallo stile dell’epoca. Si è passati dai risvolti sottili dei Beatles a quelli di David Bowie, grandi cinque pollici e mezzo, mentre noi siamo sempre stati l’alternativa moderata, la via di mezzo”.

Cundey è da sempre stato destinato a lavorare nell’azienda di famiglia. Il suo trisavolo, Sam Cundey, era il cugino di Henry Poole, il primo degli stilisti delle celebrità, una “sorta di Ralph Lauren o Tom Ford del suo tempo”. Sam prese in mano gli affari quando Henry si ritirò, guidando le tre generazioni di Cundey che seguirono. È chiaro che, all’epoca, la casa affrontò diversi cambiamenti. “Nella nostra storia siamo sopravvissuti a due guerre mondiali e a svariate depressioni economiche. Abbiamo superato diversi stili di vita, e lo stiamo facendo anche ora, di nuovo”. Perciò, in qualche modo, hanno dovuto adeguarsi.

 

La casa si inserì nel mercato statunitense con l’avvento delle passerelle nel 1996. “Uno dei nostri maggior servizi è dedicato agli Stati Uniti, dove incontriamo i clienti per imbastire l’abito che poi verrà portato qui per essere ultimato. Questo tipo di servizio è diventato parte integrante della nostra attività e non lo effettuiamo solo in Europa e negli USA, ma anche in Giappone, a Singapore e Hong Kong. Pertanto, al momento, il 70% del nostro mercato si concentra oltremare”, che è ben lontano dai tempi in cui Angus (il padre di Simon), insieme agli strumenti del mestiere, “girava per l’Europa con una Renault Espace”.

Più di recente la casa ha diversificato la sua offerta, entrando in collaborazione con marchi del calibro di Adidas, Gore-Tex e Canada Goose, proponendo al contempo capi su misura più casual. Continua a lavorare a stretto contatto con i giovani: sono cinque i ragazzi apprendisti nello staff. Inoltre, come sempre, continua ad avere un occhio di riguardo verso la sostenibilità. “Inizialmente, il costo finanziario [di un abito] è elevato, ma se lo si considera nell’arco di 10 anni, il prezzo è effettivamente buono rispetto a quelli che chiamiamo abiti ‘usa e getta’, dove le griffe ti danno un abito che dura due o tre anni, che va buttato per poi comprarsene un altro. Abbiamo sempre lasciato una decina di centimetri di margine nei nostri abiti, in modo da poterli adeguare agli eventuali cambiamenti del corpo] e lo facciamo da 200 anni. La sostenibilità è sempre stata parte del nostro mondo. Non utilizziamo colle, tutto viene realizzato in maniera naturale con la tela, imbastito e cucito a mano nella sede al n.15 di Savile Row. I clienti possono venire a vedere il proprio abito in qualsiasi fase del confezionamento, e questo per me è ciò che ha sempre fatto la differenza qui a Savile Row”.

 

Un ruolo importante lo rivestono anche i tessuti, e Henry Poole lavora da tempo con i migliori del campo, tra cui Thomas Mason. Cundey è un grande estimatore dei 120 e 160 doppi, nonché dei quadretti e dei voiles. “La qualità data da Thomas Mason è estremamente elevata, quanto il servizio che forniscono. Ma è la costanza nella qualità l’elemento chiave di Thomas Mason, e il motivo per cui amiamo lavorare con loro. Le loro stoffe sono qui da quando ho iniziato, quindi parliamo di ben più di 30 anni”. Potrebbe sembrare poco se paragonato ai due secoli di esistenza di Poole, ma questa collaborazione di lunga data ricorda la lealtà e la complicità che possono esistere nel mondo della sartoria.

Ma, di certo, sarà difficile ricordare tutti questi tessuti? “Bisogna avere una buona memoria. Non so come, io riesco a ricordare tantissime cose sui tessuti, e su ciò che un cliente ha ordinato 10 anni fa. L’obiettivo è creare un guardaroba per il cliente, e conoscere ogni cosa che hanno già fa parte del gioco. Qui abbiamo 6.000 tessuti, ma sono in grado di dirvi praticamente tutto su ogni singola varietà, dalle caratteristiche e qualità fino all’idoneità per un uso specifico. Però ho dimenticato il mio anniversario di matrimonio, quindi effettivamente esiste un altro lato della medaglia in quello che faccio”.

 

Nonostante qualche vuoto di memoria, Cundey e il suo team stanno vivendo un periodo di grande impegno da Poole. I tempi di attesa per una prima prova arrivano attualmente a quattro/otto settimane, e nel frattempo Savile Row sembra prosperare. Alcune sartorie più giovani hanno aperto i battenti, portando vivacità alla via, con un vero e proprio mix di vecchio e nuovo. “Savile Row è importante”, dice Cundey. “È meraviglioso che al mondo esista una strada come questa. Prendiamo ad esempio altre città, Parigi, Roma, Napoli… Non ne hanno una così. Ci sono grandi case indipendenti là fuori, ma è dove si arriva che fa la differenza qui a Savile Row”.

Foto di: Tom Bunning

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