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La Manhattan di Bruce Boyer
Di Elliot Hammer
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Nessuno conosce il mondo della moda e dell’abbigliamento sartoriale come Bruce Boyer. Nell’arco della sua carriera è passato dalle riviste, all’insegnamento, scrivendo sei libri su svariati argomenti, da Rebel Style a Fred Astaire, fino a diventare, recentemente, protagonista del podcast Unbuttoned.

Questa illustre carriera l’ha portato in giro per tutto il mondo, commissionando abiti sartoriali a Savile Row, a Milano, Firenze, Napoli e oltre. Fortunatamente ha imparato a conoscere piuttosto bene anche New York, vivendone in prima persona i cambiamenti nel corso dei decenni.

La carriera di Bruce nel giornalismo è iniziata nel 1972 al servizio di Town & Country. “All’epoca era una testata molto stimata: ingaggiavano esperti piuttosto che uno staff di generalisti, quindi i lettori si sentivano parte di un club esclusivo”. A quel tempo, l’ufficio della rivista era all’angolo sud-est tra la 5a Strada e la 56ma. Allora come oggi, Bruce conosceva tutti i ristoranti migliori.

“C’erano moltissimi posti in cui potevi mangiare bene senza spendere una fortuna”, dice. “I miei due preferiti erano The Women’s Exchange e Madame Romaine de Lyon. A metà degli anni ’50, The Women’s Exchange era sia un negozio che un ristorante, sul lato est di Madison Avenue. Le donne più ricche dell’Upper East Side portavano i propri ninnoli al negozio per rivenderli, pertanto potevi farci ottimi affari trovando qualsiasi cosa, dai dipinti alle tazze da tè.”

“Sul retro del negozio, invece, si apriva il piccolo ed essenziale ristorante (famoso, a ben ragione, per le polpette di merluzzo) dove potevi mangiare bene a un prezzo incredibilmente ragionevole e rilassarti nel chiacchiericcio di sottofondo. Era frequentato da amanti della vita mondana in guanti bianchi e abiti a fiori. Ho visto spesso Jackie Kennedy Onassis e sua sorella Lee Radziwill.”

“Madame Romaine de Lyon, invece, a metà degli anni ’60 si trovava in una vecchia casa in arenaria sulla 56ma. La carta da parati era la stessa dal 1930, ma le tovaglie a quadretti erano immacolate e le cameriere tutte francesi. Offriva un meraviglioso menù di omelette dove si poteva scegliere, e non esagero, tra oltre cento opzioni. E con un’insalata, pane e un bicchiere di vino della casa pagavi comunque pochi spiccioli.”

“Entrambi questi locali mi mancano più di quanto riesca a esprimere. Erano autentici e senza pretese; sapevano che il cibo che proponevano era buono e te lo lasciavano mangiare in pace. Non c'era un accenno di cromatura o plastica, e niente era guarnito con del polline di finocchio.”
— Bruce Boyer

Ma ci sono comunque tantissimi altri posti in cui potresti vedere Bruce oggi. Ognuno dei suoi consigli racconta un po’ di lui e del suo approccio alla vita attento e ricercato, ma non eccessivamente sfarzoso.

 

La Manhattan di Bruce

Agli inizi della mia carriera di scrittore per me era impensabile mangiare al The 21 Club. Così diventò il locale da suggerire ogni volta che un PR mi invitava a pranzo o a cena. L’ho sempre trovato speciale in tutto: dagli interni unici, alla sua storia, fino al maître di sala e al cibo. È l’unico posto che conosco che riusciva a essere maestoso e accogliente, pieno zeppo di storia e storie, ma al contempo sobrio. È sempre stato il posto ideale per ammirare le celebrità, frequentato da John O’Hara ed Hemingway, Humphrey Bogart e Lauren Bacall, fino a politici di qualsiasi schieramento.

Pastis e Balthazar sono locali in stile bistrot francese dove gustare un buon pasto veloce o anche solo un bicchiere di vino per rilassarsi dopo una lunga giornata.

Keen’s Steakhouse è perfetto per le occasioni speciali.

Dato che lavoro nel mondo della moda, The Museum at F.I.T. è il mio santuario personale. La collezione di oltre 50.000 capi lo rende uno scrigno di tesori dal valore inestimabile per studenti e ricercatori, con personale competente e disponibile.

Gli altri due musei che trovo interessanti a Manhattan sono The Frick, ora temporaneamente a Madison Avenue per ristrutturazione e ampliamento. Mi affascina vedere cosa una sola mente (e il denaro) è stata in grado di accumulare, qual era il gusto di Frick e come voleva che fossero esposti i suoi quadri, a volte con una giustapposizione così inusuale da farti chiedere se i ricchi siano del tutto a posto.

L’altro museo, più recente, è la Neue Galerie nella dimora di William Starr Miller, tra l’86ma e la 5a Strada. Questo museo meravigliosamente fruibile è stato ideato e creato da Serge Sabarsky e Ronald Lauder (sì, quello dei cosmetici) nel 2001, per ospitare opere e oggetti d’arredo degli espressionisti austriaci e tedeschi di inizio ‘900. Qui è possibile ammirare quello che è considerato il dipinto più costoso del mondo, il famoso Ritratto di Adele Bloch-Bauer. Per me, più si esplora la Neue Galerie, più si capisce da dove viene il Modern.

The Armoury è il negozio di abbigliamento maschile che preferisco in assoluto, per la visione internazionale, l’altissima qualità e il servizio impeccabile. Adoro anche i negozi più piccoli, che si specializzano in un ambito specifico diventandone veri esperti.

Zeitlin Optik realizza fantastici occhiali su misura.

Kinokuniya Book Store è dove compro le mie riviste di moda giapponesi: è il migliore.

 

(Foto di Elliot Hammer)

 

 

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