Tutto ruota intorno alle persone, come riescono a incontrarsi nel luogo giusto e al momento giusto. Mi trovo qui per chiedere a Jake come è giunto alla sua vita di oggi.
Circa 15 anni fa, una sera, mentre sorseggiavo un drink seduto nel mio appartamento, dissi ai miei amici: “Voglio avviare la mia attività sartoriale”. La mia affermazione provocò qualche risata, ma oggi il mio progetto vanta più di 13 anni di attività.
Quello che apprezzo di più nei negozi di abbigliamento maschile, soprattutto nel tuo, è che si respira un’atmosfera particolare. Ci si lascia la strada alle spalle e si prova quasi un sollievo, in compagnia delle persone giuste. Tutti si divertono. Com’era i primi giorni, quando hai iniziato?
Tutto è partito da un negozio pop-up. Poi, dato che mi è sempre piaciuto fare gruppo, si è trasformato in un negozio multimarca con un brand denim e un orafo. Nel 2010, avviare un’attività era complicato. Cosa che però si è rivelata un vero vantaggio perché ci siamo potuti approcciare secondo una modalità tutta nostra. Naturalmente la situazione economica ha portato con sé dei problemi ma, fortunatamente per me, la parte sartoriale è quella che ha spiccato il volo. Può risultare difficile all’interno di uno spazio condiviso. Il settore denim dell’attività stava crescendo lentamente, la gioielleria proseguiva bene finché poi è subentrato il coinvolgimento nei reality televisivi.
Una delle numerose svolte della vita!
Alla fine, giunsi al momento di poter aprire uno spazio tutto mio. Oggi ho due sedi qui nel West Village. Quel minuscolo pop-up ci ha dato un’enorme spinta per essere dei giovani designer alle prime armi.
Cosa facevi prima di aprire il negozio?
Avevo terminato di studiare design al college e svolgevo qualche lavoro saltuario. Ho fatto un apprendistato e poi mi sono dato al bartending e alla musica come DJ. Ho sempre adorato la musica e amavo le serate a base di vinili: rock ‘n’ roll anni ‘60, punk, qualcosa anni ‘80, tutti mixati insieme. Ero appassionato di musica più che essere un vero e proprio DJ. Ho stretto tante amicizie e mi sono divertito molto. Ancora oggi, molte di queste persone passano in negozio.
Hai citato un apprendistato. Di cosa si trattava?
Costumi di scena su misura. Roba da matti! Lavoravo per Stella Zotis e realizzavamo capi per chiunque, da David Bowie a Debbie Harry e Bon Jovi, e tanti altri. Esteticamente era diverso da quello che faccio ora, tuttavia, nella pratica e nell’ideologia, esistono delle similarità in termini di abbigliamento creato in maniera prettamente artigianale. Non bisogna pensare solo alla corporatura di una persona, ma valutare anche chi è e qual era il tema rappresentato dal tour.
Mi sembra di capire che nutri una vera passione per il settore dell’abbigliamento.
Il filo conduttore, per me, è la passione, non tanto l’essere un uomo d’affari. Tutto si è evoluto in modo molto naturale e questo ci ha consentito di concentrarci su ciò che mi piace davvero. Ogni volta, quando inizia un nuovo anno, mi dico: “Se riesco a fare come l’anno passato, sarò felice”. Si investono un sacco di soldi nei brand di abbigliamento, ma questi fondatori non indossavano che i pantaloni della tuta prima di iniziare.
È la stessa impressione che ho io. Con i soldi si può esprimere una preferenza. Perché non supportare chi contribuisce a creare quel mondo in cui tutti sogniamo di vivere? Non ci servono oggetti prodotti in serie, monouso, senza un’anima. Dobbiamo offrire sostegno a chi alimenta la cultura locale.
La comunità: le persone che lavorano con me sono curiose e appassionate. Vivono la vita osservando le cose in profondità. Ritengo sia importante studiare quello che ci circonda, specialmente quando si viaggia, senza paragonarsi a nessuno. Un approccio alla vita a braccia aperte. Queste sono le persone che ammiro. È questo quello che mettono sul tavolo. È più bello affrontare la vita restando aperti all’entusiasmo.
E tu? Cosa cerchi in particolare quando ordini qualcosa di nuovo?
Ho diverse camicie bianche e blu, quindi mi concentro sulla collezione stagionale – colori interessanti, righe audaci, texture insolite. Degli sfizi. Avendo già dei capi basilari, ogni stagione richiedo un paio di camicie che siano particolarmente interessanti. È divertente. Basta fidarsi dell’istinto. Mi piace molto giocare sulla monocromia. Ma anche le diverse texture danno vita a effetti intriganti. Acquisto anche molti capi Levi’s vintage. La trasformazione che il denim subisce in 40 anni è incredibile ma è difficile da ricreare; quindi recupero il denim vecchio per mixarlo.
Proprio come nei suoi anni da DJ. Fate un salto al negozio di Jake qualche volta. Lo trovate insieme al suo team al n.19 di Christopher Street di West Village, New York.
Foto: Elliot Hammer
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