Consigli di Stile
Riflessioni sullo stile Ivy League
Di Matt Hranek
torna agli articoli

Immagino che il modo migliore di descrivere il mio stile sia collegiale americano o Ivy League. Certo, i tessuti, i tagli, la qualità e le vestibilità sono cambiati, ma oggi indosso più o meno le stesse cose che portavo al liceo e all’università. Ai tempi, le etichette nel mio armadio erano Brooks Brothers, Woolrich, Eddie Bauer, Lacoste e Polo Ralph Lauren. Le mie scarpe preferite erano i penny loafer di Bass Weejun, i mocassini L.L. Bean, le scarpe da barca Sebago e le sneakers Stan Smith di Adidas. I calzini li riservavo alle temperature sottozero (cosa che faccio tutt’ora). A vent’anni ero un membro ufficiale del movimento “new preppy” degli anni ’80 e la mia Bibbia era il Preppy Handbook curato da Lisa Birnbach.

E comunque non ero l’unico ad avere questa ossessione per lo stile preppy. Ovviamente c’erano anche lo stile gotico, sportivo e metallaro, ma nel mio liceo imperava lo stile collegiale e comunque era la divisa naturale della classe media nella cittadina in cui sono cresciuto, a nord dello Stato di New York. I miei coetanei erano ossessionati dai dettagli dei vestiti: la larghezza e lunghezza dei chino khaki, l’ampiezza del colletto di una polo e persino la lunghezza dei boxer Oxford di Brooks Brothers, che spuntavano occasionalmente dagli short in jeans o da quelli da rugby. Attendevo l’arrivo dell’ultimo catalogo di L.L. Bean come un bambino aspetta il Natale.

Lo stile Ivy ha permeato la mia vita adulta senza interruzioni. Ho un guardaroba invernale pieno di tweed pesanti di Harris e Fox Brothers per le fredde giornate a New York e la maggior parte dei miei capispalla è ancora di Woolrich. Possiedo un notevole inventario di maglioni vintage da pescatore di L.L. Bean e Orvis, e do ancora molta importanza alla vestibilità dei miei pantaloni khaki. In estate i boxer non spuntano più dai pantaloncini, ma non mancano le giacche sportive Madras (perché il Madras patchwork è il mio preferito), e capi sartoriali in seersucker e lino.

Ma ciò che è rimasto davvero immutato dai tempi del liceo è il mio gusto in fatto di camicie. L’Oxford button-down (la prima era di Brooks Brothers, naturalmente) è ancora il capo più presente nel mio arsenale di camicie. Rimango quasi sempre sul bianco e azzurro, con qualche tocco occasionale di rosa che non guasta mai. Naturalmente, i tessuti Oxford sono un classico intramontabile di Thomas Mason (e nei loro archivi se ne trovano di risalenti al 1860), il che li rende il tessuto di riferimento per una magnifica camicia button-down. Oltre a queste, nel mio armadio sono presenti anche camicie con colletto alla francese in Royal Oxford. È un tessuto leggermente più fine del classico Oxford, perfetto con una cravatta o con il colletto aperto in estate, sotto un capospalla in seersucker o madras.

Ultimamente ho anche iniziato a indossare overshirt e giacche sahariane. Mi piacciono soprattutto quando viaggio. Sono pratiche, ricche di tasche e facili da indossare. La mia camicia da viaggio preferita è in jersey leggero o in Oxford morbido (se non l’hai ancora fatto, dai un’occhiata alla collezione Journey di Thomas Mason), che ormai sono parte integrante della mia valigia. In genere porto via sempre le stesse cose, variando in base al clima, ed essendo notoriamente esagerato, quando parto per due giorni sembra che debba starne via dieci. Porto sempre con me un denim bianco (sì, tutto l’anno), oltre a overshirt in twill pesante nei mesi freddi e di lino in quelli caldi.

Se voglio essere più raffinato in viaggio spesso abbino un’overshirt a una camicia elegante, completando con una cravatta in maglia per la sera. Il tessuto broadcloth è un altro dei capisaldi dello stile preppy, che naturalmente riservo alle camicie formali, alternandolo a un popeline di peso medio a righe sottili. Gli altri tessuti che prediligo per le camicie sono lo chambray in autunno e il fresco seersucker in estate. E per entrambi mi affido sempre a Thomas Mason.

Per quanto riguarda gli altri capi del mio guardaroba da viaggio indosso un Barbour se è prevista pioggia (ne ho diversi), che utilizzo anche come soprabito. Quanto alle scarpe, porto quasi sempre mocassini in pelle scamosciata e dagli L. L. Beans sono passato ai Quoddy (sempre orgogliosamente prodotti nel Maine). Un maglione in cashmere con scollo tondo o a V non può mai mancare, che sia in valigia o da indossare in aereo, mentre per i colori ho una palette ben precisa. Prediligo i neutri con molto khaki, grigio, blu scuro e bianco. Penso che anche al giorno d’oggi sia importante rispettare i classici e, naturalmente, seguire gli insegnamenti del Preppy Handbook di Birnbach sopra ogni altra cosa.

Articoli Correlati
Seguici
@thomasmason
Ultimo Podcast
tutti i podcast